Obiezione vostro onore

Eleonora Cirant, Un'inchiesta sull'aborto

pietà
Una giovane donna che racconta le difficoltà incontrate per aver scelto di interrompere una gravidanza non voluta. E’ una delle testimonianze contenute nella video-inchiesta Obiezione vostro onore, realizzata a Roma e dintorni, che indaga l’impatto della cosiddetta “obiezione di coscienza” sul diritto all’aborto.

La video-inchiesta, della durata di circa 20 minuti, è arrivata finalista alla quarta edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo televisivo e andrà in onda su Rainews24 giovedì 24 ottobre 2015, alle 21.20.

Ne abbiamo parlato con Federica Delogu, una delle autrici insieme a Claudia Torrisi, Filippo Poltronieri, Federica Delogu e Sebastian Viskanic.

Nell’ultima relazione annuale sull’interruzione volontaria di gravidanza, il Ministero della salute dichiara che il numero di medici che garantiscono le cure alle donne che fanno un aborto nel primo e nel secondo trimestre Secondo il Ministero è sufficiente a coprire il bisogno. Ma l’inchiesta dimostra che non è così, non a Roma perlomeno.

Alcune scene di sicuro impatto sono quelle riprese nel sottoscala che fa da sala di attesa per le donne mentre sono in fila per il primo appuntamento in ospedale, quello che dà avvio all’iter per interrompere la gravidanza. Siamo all’Ospedale San Camillo di Roma, uno dei punti di riferimento per l’interruzione volontaria in Lazio. Nel video è intervistato anche il Direttore sanitario, che a parte un moto di imbarazzo appena percettibile mentre conferma la presenza di un alto numero di obiettori, per il resto non fa altro che dichiarare che è la legge stessa a garantire ai medici il “diritto di fare questa scelta”, quella appunto di non garantire le cure nella interruzione volontaria di gravidanza.

Nel video sono prese in considerazione tutte le criticità, tra cui: il disagio arrecato dall’obiezione di coscienza alle donne che abortiscono nel secondo trimestre, che una gravidanza l’avevano scelta e desiderata e che ricorrono all’aborto in seguito ad una diagnosi prenatale infausta; il paradosso per cui le strutture che fanno diagnosi prenatale sono in molti casi le stesse che negano poi l’aborto; l’età avanzata dei medici non obiettori; la mancata diffusione della Ru486, la pillola per aborto medico.

Un’anteprima del video è qui.

Ascolta l’intervista

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