27 aprile. Consultorio di Bracciano /ASL RM F (parte II)

Marta Bonafoni

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Passano i minuti e il dibattito dentro la sala d’attesa del consultorio di Bracciano non accenna ad allentarsi, anzi.

A un certo punto le note del coro, fatto dalle voci degli operatori e delle operatrici, passano a descrivermi una realtà territoriale anche ricca di progetti innovativi, attenta a una vera inclusione che non deve lasciare indietro nessuno.

C’è ad esempio il progetto “painting training” per i minori affetti da autismo. E sempre per i più piccoli l’attenzione all’esposizione sempre più massiccia che hanno i bambini di fronte ai social network, alla rete.
C’è la formazione del personale della polizia di Civitavecchia contro la violenza di genere, e corsi analoghi nel carcere della città portuale.
Presso il tribunale di Civitavecchia invece – racconta l’assistente sociale Angela Carta – c’è lo sportello famiglia rivolto a coppie ad alta conflittualità, seguito da psicologhe ed assistenti sociali.

Nelle scuole poi, ormai vera e propria rarità, esistono ed operano i medici scolastici.
Negli istituti, allora, si fa lo screening per la vista, vi è l’inserimento di bambini con patologie croniche come il diabete, i medici fanno da ponte tra le famiglie e la scuola. Entusiasta di questo lavoro e del suo recente rapporto con i consultori è la medica scolastica Maria Rita Pasqualetti, 12 ore settimanali nella scuola di Anguillara Sabazia, che tradotto in alunni fa circa mille ogni anno. La quale si esalta – giustamente – nel raccontarmi il caso di una bambina diabetica a cui l’insulina viene somministrata direttamente dall’insegnante, grazie ad una adeguata formazione. Con evidente vantaggio per tutti, famiglia in testa.

Ancora. Tra Cerveteri e Ladispoli la popolazione residente è per il 25% composta da stranieri. Per questo in quel territorio svolge un lavoro di delicata e fondamentale importanza un ginecologo di origine giordana: immediato da quando c’è lui l’incremento delle donne che si rivolgono ai servizi, perché i mariti si “fidano” e si “affidano”.

Dal punto di vista dei “nuovi cittadini” del Lazio e più in generale delle fasce sociali più fragili, mi viene presentato come un vero e proprio contatto con le “famiglie non inserite” del territorio un medico che fino a quel momento era restato in silenzio, in piedi, sulla sinistra della sala.
Alto, riservato, il dottor Massimo Binagli è pediatra in 5 consultori e 8 asili nido e si divide tra la Roma F e la Roma E. Denuncia il dottore: “Molti genitori da queste parti lavorano in nero, non hanno i contributi, e per questo non possono avere il pediatra di base. Il consultorio per queste persone supplisce in maniera fondamentale”.

In pratica il consultorio garantisce il diritto alla salute là dove le cattive leggi, insieme all’illegalità, non fanno altrettanto.

Arriva a un certo punto, in quella che decisamente non pare una riunione ma una vera e propria assemblea, anche Orenada Dimitri. Giovane mediatrice culturale, albanese e anche italiana!, Orenada si occupa di progetti di mediazione culturale, familiare e genitoriale. E’ impiegata presso i consultori della ASL F grazie a un finanziamento della Provincia, che però a giugno scade. E così con quelle risorse rischiano di scadere anche i progetti della dottoressa Dimitri, che non vuol dire burocrazia, ma nel caso dei percorsi socio-sanitari sono progetti di vita, persone in carne ed ossa.

E’ questo il rischio – penso – che corrono tutte quelle prestazioni sociali innovative che anziché essere parte integrante del servizio sono appese a finanziamenti più o meno estemporanei. Si fa fatica a progettare, e – quando si progetta – si fa fatica a mantenere.
D’altra parte, come mi fa notare Orietta Lucarini, che si presenta come la psicologa “storica” del distretto F2, lo stesso problema lo crea il mancato ricambio generazionale del personale dei consultori: il rischio è che si iniziano dei percorsi, e poi si devono mollare.

Il guaio è che occorre fare una foto del futuro, quando si amministra l’oggi.
Mentre quello dei consultori è un sistema che di fatto lavora sull’emergenza-urgenza (Quintavalle).

Dopo almeno un paio d’ore dal mio arrivo nel consultorio di Bracciano, il direttore generale della ASL Roma F comincia a salutare perché deve fare un sopralluogo in quella che di là a poco diventerà la Casa della Salute di Ladispoli, ed è a questo punto che – comprensibilmente – gli interventi si accavallano trasformandosi in un rapido cahier de doleances…

Esce dall’anonimato dell’assemblea una signora.
Dice: mi chiamo Luigia De Michele, sono un’utente e mamma di due ragazzini di 14 anni e 9 anni e mezzo, sono portavoce dei genitori dell’Istituto comprensivo di Bracciano e volevo dirvi che pur essendo una persona molto informata oggi sono venuta a conoscenza di molti servizi che non conoscevo… Vi chiedo di passare l’informazione! Perché nella mia vita il consultorio è stato fondamentale.

(Che poi, penso io, è uno dei problemi di quel fantastico gioiello non del tutto compreso che sono i consultori: l’informazione. Sul fatto che esistono e su quello che fanno).

Prende parola dai posti a sedere anche la psicologa del consultorio di Fiano Domenica Caricati. È preoccupatissima che la sua sede sia sotto sfratto (così gira voce), ma Quintavalle la rassicura: non è così, il problema è che nella vecchia sede pagavamo come ai Parioli, 8000 euro al mq anziché 1500 come sarebbe per il mercato immobiliare locale. Il sindaco di Fiano si sta occupando di fornire una nuova sede.

Infine interviene un’operatrice del consultorio di Ladispoli, che non senza ironia dice: la prossima volta però venite da noi a fare la visita, che abbiamo un pavimento orribile, siamo lì dentro dal 1981 ed essendo in un quartiere molto popolare il pomeriggio dobbiamo battagliare con le pallonate dei ragazzini che giocano a calcio. ( Per la cronaca, qualche giorno dopo il direttore Quintavalle mi ha informata di aver avviato i lavori per un nuovo pavimento a Ladispoli).

La visita è quasi finita. Non mi resta che fare un giro per la struttura prima di salutare tutti.

Mi accompagna il padrone di casa Franco De Luca che mi fa prima vedere la sua stanza quartier generale (due scrivanie che si dividono in tre, compresa una donna magra e energica che si chiama Enza Squarzolo e che ha in mano numeri, organizzazione e gestione del consultorio), con una macchia di umidità sul soffitto già segnalata alla Regione. Poi entro nella stanza che il pediatra divide con l’andrologo (perché i consultori di Bracciano hanno anche l’andrologo che va pure nelle scuole!).

Infine incrocio e scambio qualche parola con gli utenti.

Una sorridente mamma di un bambino adottato mi racconta di come il consultorio segua lei e le altre famiglie in questo nuovo percorso di vita, che parte con le pratiche per l’adozione e prosegue fino ai primi passi insieme della nuova famiglia. Si vedono tutti in una stanza, ogni venerdì.

Mi fermo quindi a parlare con una coppia, marito e moglie, separati e impegnati nella mediazione famigliare.

A lui hanno detto chi sono, e – giusto quando ho un piede sull’uscio – mi consegna una specie di messaggio nella bottiglia: “La politica e le istituzioni, mi dice guardandomi dritto negli occhi e scandendo bene le parole, devono ripensare tutto il rapporto con il cittadino. Avere un approccio non generalizzato, ma calato sul territorio. Ascoltarci davvero”.

Quale migliore conclusione per la mia mattinata a Bracciano.
Mi porto a casa una valigia di cose da fare, e un pensiero grande su cui riflettere.

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