11 maggio. Consultorio di Ostia/ASL RM D (parte II)

Marta Bonafoni


Mentre la mia visita al consultorio di Ostia prosegue, ogni tanto butto l’occhio verso le finestre che danno sul mare. E’ una bella giornata, accenno di estate, c’è anche gente in spiaggia (a occhio mi par di scorgere soprattutto generose nonne con nipotini al seguito). Nei chioschi già si imposta il lavoro tra tavolini e bicchieri pensando agli aperitivi della sera.

Mi domando se tutte quelle persone siano consapevoli di quanto è successo in quegli arenili, nel loro territorio. Quanto Mafia Capitale li abbia sconvolti o quanto magari non li abbia stupiti più di tanto. Non so perché, ma non riesco a vedere quella gente come davvero serena e spensierata. Penso agli applausi seguiti all’apertura dei varchi da parte del Campidoglio e capisco che Ostia davvero non si sia arresa all’illegalità.

L’elenco delle mancanze nei consultori della Roma D mi riporta a bomba sul motivo della mia visita.

Fiumicino è senza ginecologo, in pratica Lisa Canitano presta servizio anche là fuori dal suo orario settimanale. Fregene è più coperto di Fiumicino. Poi ci sono Trullo, Corviale, Magliana, Monteverde e Massimina che fanno storia a se (e infatti mi riprometto che andrò). Colle Massimo ad agosto per ragioni di personale verrà chiuso, o meglio accorpato al vicino consultorio della Consolata che dista solo 200 metri. Di meglio non si può fare.

“Di notte mi sogno gli algoritmi dei turni”, dice Lisa. E temo per lei che non scherzi.

Patrizia Musacchio è la dirigente della Uoc del consultorio e ci raggiunge a un certo punto della visita nella stanza piccola con la scrivania affollata.

E’ dirigente, divide la stanza con la caposala Lucia Lupelli, ma fa anche la pediatra, quando c’è bisogno, nel quarto distretto della Roma D. Lei era al tavolo del decreto consultori della Regione Lazio e ammette che sicuramente si è carenti nel numero delle ore di ginecologia. Nessuno è sprovvisto di figure professionali, specifica, solo che ciascuna figura fa molte meno ore di quelle previste dall’atto firmato da Zingaretti ormai un anno fa.

“Meno male che ci sono operatori intelligenti e solidali”.

La Bruni mi riporta a una previsione nefasta già sentita in un’altra tappa del tour per i consultori della Provincia di Roma. “Qui nel giro di due o tre anni andremo in pensione in tantissimi. Siamo i figli degli anni d’oro delle assunzioni in sanità. Io lavorerò fino a 65 anni e un giorno perché questo lavoro mi piace. Ma dopo, che succederà?”.

L’interrogativo inquietante e ineludibile fa da spartiacque all’ultima parte della mia visita al consultorio di Ostia.

Ci spostiamo nella sala della preparazione al parto che nel frattempo si è liberata.
Un piccolo stereo continua a mandare musica ambientale, di grande calore e rilassante. La pediatra sta vestendo un bambolotto che poi funzionerà da manichino per il successivo corso di baby massage.

Mi siedo a terra, e con me in semicerchio anche un gruppetto di ragazze di Ostia, qualcuna dell’associazione Affabulazione che con Canitano sta facendo un progetto di genere, qualcun’altra semplicemente utente del consultorio, arrivate apposta perché avvisate della mia visita.

Sono loro a restituirmi il punto di vista delle donne.

Qui a Ostia è abbastanza disagevole accedere ai servizi, attacca una. Io con mio figlio ci sono riuscita, ma erano 13 anni fa. Adesso le cose sono cambiate, e in peggio.

Katia ad esempio ha un figlio di 5 anni e mezzo. “Qui non ho potuto usufruire di niente, racconta, troppo lunghe le liste d’attesa. Sono andata al consultorio da un’altra parte e anche l’ecografia l’ho fatta all’altro capo di Roma”.

A salvare queste mamme, mi dice la pediatra, è la loro capacità di aiutarsi fra loro. Sono dei gruppi meravigliosi, attraverso l’ascolto superano timidezze e paure. Suppliscono – penso io – alla debolezza del servizio.

L’ultima riga della mia visita al consultorio di Ostia la faccio scrivere alla ginecologa Adriana Bruno, primo giorno da consultoriale a Tuscania il 14 febbraio del 1983 (il giorno di San Valentino! Le fa notare qualcuno), “realizzata e fortunata” per essere passata da un collettivo femminista a un lavoro pienamente coerente con le sue idee.

Mi congeda così allora la Bruno, una vita spesa nei e per i consultori: in questo servizio ci sarebbero mille potenzialità, ma certo ogni giorno arrivano mazzate.

Amarezza, ma necessaria.

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