11 maggio. Consultorio di Ostia/ASL RM D (parte I)

Marta Bonafoni


Arrivo al consultorio di Ostia (vedi la galleria fotografica), sul lungomare appena dopo l’ex colonia Vittorio Emanuele, la mattina dell’11 maggio.

Il X municipio di Roma è ormai commissariato da quasi tre mesi, dopo le dimissioni del Presidente Tassone e le inchieste per mafia, e proprio lì il Presidente Zingaretti ha inaugurato il 10 aprile la terza Casa della Salute di Roma, dentro il complesso del Sant’Agostino, vera e concreta azione antimafia perché si sa – la criminalità organizzata vince là dove lo Stato è debole. E uno Stato è tanto più forte quanto più riesce a fornire welfare e risposte ai bisogni dei suoi cittadini.

Il consultorio di Ostia si trova proprio al secondo piano della Casa della Salute.

L’edificio è bello e nuovo, e come tutte le cose nuove disorienta col suo candore ancora spoglio. Il via vai però c’è: utenti che vanno, utenti che vengono. All’ingresso trovo ad aspettarmi la dottoressa Lisa Canitano, ginecologa della ASL Roma D, ma soprattutto Presidente dell’Associazione Vita di Donna, paladina dei diritti delle donne e un’istituzione per quel movimento femminile e femminista si batté in difesa dei consultori familiari.

Lisa al Sant’Agostino è di casa, al punto che più che parlare con lei durante tutto il tempo della mia visita sento la sua voce: lei che mi presenta alle operatrici del consultorio, lei che spiega alle ragazze del territorio dove sono e che cosa faccio, lei che al telefono dispensa consigli e raccomandazioni (praticamente h24) a donne incinta che prese da mille dubbi la chiamano e le chiedono.

Ad Ostia differentemente dalle altre visite nei consultori fatte finora prima mi accompagnano a fare un giro nelle stanze, poi mi fanno fermare in una stanzetta piuttosto piccola dove intorno a una scrivania cominciamo la nostra conversazione.

La prima difficoltà dei consultori della D me la racconta l’ostetrica Sofia Maturo ed ha a che fare con lo screening per il tumore al collo dell’utero recentemente inserito in maniera massiccia tra le competenze della struttura. “Noi ci troviamo in una grossa difficoltà – racconta la Maturo – perché già da prima avendo due soli consultori per una popolazione residente di 300 Mila abitanti faticavamo a coprire i turni, tra qui ed Acilia. Adesso che dobbiamo occuparci anche dello screening 2 ostetriche siamo qui, 2 di là, e allora capita che saltino i gruppi di preparazione al parto.

Non che Ostia e quel pezzo di litorale di Roma non abbiano bisogno di percorsi nascita. Anzi! La popolazione è soprattutto giovane ed anche immigrata, soltanto ad Ostia il consultorio segue 2000 gravidanze l’anno, in media 30 donne al mese.

In effetti mentre parliamo nella grande e ariosa sala con gli specchi è in corso proprio un corso pre-parto, un gruppo di giovani donne dopo essersi tolte le scarpe siede sui tappetini ascoltando le parole dell’ostetrica del consultorio.
La penuria di ostetriche però – mi riferisce sempre Maturo – ha molto indebolito la presenza dei corsi di baby massage, così come i corsi di neo natalità in piscina proseguono ma senza che con le donne vi sia l’ostetrica, e anche i colloqui con la donna al quarto mese di gravidanza sono sempre più complicati.

“Io a fare lo screening mi sono avvilita!”, conclude Sofia Maturo. Che a quel punto però si vede fare un’obiezione da una sua collega: “Non è lo screening che avvilisce – la riprende la ginecologa Adriana Bruno – lo screening è un Lea (livello essenziale di assistenza) e il consultorio lo deve fare. Ciò che avvilisce è la mancanza di personale”.

Ancora una volta, penso, mi trovo nel cuore del problema.
Le risorse, umane prima che in denaro, che negli anni hanno depauperato queste strutture così importanti.

Adriana Bruno prende ad elencarmi per brevi punti quali sono i problemi principali di cui soffre il consultorio: 1) i locali, pochi e piccoli; 2) l’anzianità del personale; 3) la mancanza di personale. Parla di frustrazione questa ginecologa piccolina, magra e tutta nervi, appassionata e votata a questo lavoro: “Anni e anni a formarmi, dice, i corsi col Melograno, la Montessori… Ci siamo formate, e poi?”.

Qui a Ostia gli orari del consultorio sono particolarmente felici: aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì, il lunedì si visita fino alle 17.30 e poi fino alle 19.30 c’è il corso pre-parto. Il mercoledì il pomeriggio con accesso indiretto è attivo il consultorio adolescenti, che accoglie circa 150 ragazzi al mese.
“Perché una volta era il consultorio ad andare nelle scuole, ora i numeri non lo consentono più e da due anni si riesce a fare un corso solo nelle prime medie”.

E’ sempre la ginecologa Bruno a farmi poi una fotografia della nuova realtà di Ostia e dintorni: ultimamente la povertà si fa sentire. Il ricorso al privato diminuisce ed aumenta quello al pubblico, specie delle straniere (il 70% delle donne che si rivolgono al consultorio Sant’Agostino). Per questo l’adesione allo screening è così alta. E dunque torniamo a bomba al tema del personale.

“Seguire i pap-test fino al follow-up di 2500 donne è difficile, perché il personale diminuisce. Basta una malattia, o qualcuno che muore, e non viene sostituito. Così scatta la “fuga” verso l’Ifo o il San Camillo, perché giustamente le donne non si fidano dell’attesa. Ad ora la lista d’attesa è fino a luglio ma può slittare fino ad agosto”.

Quando – come è giusto e sacrosanto – arrivano anche le ferie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *