10 Aprile. Consultorio di Ariccia/ASL RM H (parte II)

Marta Bonafoni

Consultorio_Ariccia_18
A questo punto della conversazione nella sala di preparazione al parto del consultorio di Ariccia ci sono solo posti in piedi. Sono finite anche le sedie.

E’ allora che chiedo, senza riferire la domanda a nessuno in particolare, quanti pomeriggi a settimana riesce a restare aperta la struttura. Scuotono la testa tutti insieme, come un coro muto. La risposta è semplice quanto amara: nessuno. Il consultorio di Ariccia, fiore all’occhiello della Asl Roma H, rispetta il seguente orario di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00. Punto.

Il silenzio che segue la “triste” notizia è rotto solo dal rumore del piccolo Matteo, uno splendido bimbetto di neanche un anno che gioca con un castello seduto a terra vicino alle gambe della mamma Alessandra. Presto interviene però il vulcanico dottor Sobrino: le visite ginecologiche – mi riferisce – si possono fare solo al giovedì e al venerdì. A lui mancano quattro ore per poter aggiungere una terza mattina, che nella traduzione da medico che ne fa suonano come una sentenza. Una mattina in più è magari un cancro al collo dell’utero diagnosticato in più. Mentre lui ha una lista d’attesa anche di un mese e mezzo.

Una soluzione secondo i dottori, le infermiere e il dirigente del consultorio di Ariccia potrebbero essere i cosiddetti Sumai, personale sanitario che dovrebbe essere sempre destinato al territorio e che invece troppo spesso viene mandato a rinforzare i reparti ospedalieri.

Alla parola personale, un pezzo della sala scatta come una molla. Sono due signore che fino a quel momento erano rimaste in silenzio, due ostetriche arrivate apposta ad Ariccia da Anzio e Nettuno. “Stiamo lavorando in una maniera spaventosa – mi dicono – e ci definiscono servizi minori. Anche se siamo aperti con i due consultori cinque giorni su cinque”. Il problema è che ad Anzio il consultorio minaccia di chiudere, e loro giustamente puntano i piedi. Andrò a trovarle, dico. Mentre il ginecologo stavolta traduce così la condizione in cui versano i consultori della provincia sud di Roma: siamo alla frontiera, siamo in trincea. E ci trattano così, ci fanno anche arrivare i viveri in ritardo. “Portiamo le cicatrici sulla pelle”.

Il capitolo mancanze non migliora alla voce assistenti sociali. Sono figure scarse eppure così fondamentali, come per le minori che scelgono di ricorrere all’IVG.
Ad Ariccia c’è un’unica assistente sociale, nessuna psicologa (a parte la volontaria), mancano la metà delle ore di ostetricia. A Lanuvio come detto urge rimpiazzare l’ostetrica che è andata in pensione. Albano e Pavona si dividono il personale, una specie di job sharing, a Castel Gandolfo mi dicono che il consultorio non è mai partito. Mi consolo con Genzano, dove il consultorio giovani è una vera eccellenza del territorio ed è in contatto diretto con tutte le terze medie del distretto.

Paola Censi è la coordinatrice ostetrica del distretto. Lavora in questo territorio da 21 anni, da 11 a part-time. E l’altra metà delle ore? Mai più coperte, a discapito sicuramente di servizi importanti come i pap-test (la famosa prevenzione) e per le donne in menopausa…

A questo punto prima che vada via prende la parola Alessandra, giovane e bellissima mamma di Matteo. Per noi, dice affermando di parlare a nome anche delle altre dieci ragazze del suo corso preparto (e guardando suo figlio soddisfattissimo perché ha appena finito una poppata), il consultorio è stato fondamentale. Ci sono arrivata col passaparola, ma senza il loro sostegno per l’allattamento, per lo svezzamento, non avrei saputo come fare. Per Alessandra il consultorio ha i nomi e i volti di Paola, Carla, Manuela, Michela, le nomina tutte.

A questo punto si inserisce anche Ilaria, che è ad Ariccia per prendere informazioni per l’inserimento della spirale. Ha due figli e il suo racconto vale più di centomila convegni. Dice: il primo figlio l’ho fatto senza appoggiarmi al consultorio, l’allattamento è stato disperante e infatti è durato solo 4 mesi. Dopo il secondo parto mi sono subito rivolta a un consultorio. Risultato? Trenta mesi di allattamento, con più sorrisi, tanta emozione e una migliore salute, per la mamma e per il bimbo.

I consultori dovrebbero avere una corsia preferenziale, dice Ilaria, e invece è un percorso a ostacoli.

Su questo la mia chiacchierata al consultorio di Ariccia termina. E’ tempo di spostarci nella sala di Villa Chigi, in piazza, dove l’associazione La goccia magica ha organizzato una mattinata di confronto tra mamme, personale sanitario e istituzioni proprio a rimarcare che serve uno sforzo in più, per la sanità territoriale.

Mentre esco dal consultorio alle cordiali strette di mano con le mamme e il personale si aggiunge un commento, dell’ostetrica Censi: “Grazie, mi dice, in tanti anni nessuno era mai venuto a chiederci, come state?”.

Ovviamente sono io che ringrazio lei, e non posso fare a meno di pensare: mi sembra una follia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *